News 09 Giugno 2020

Guida alla valutazione delle opere d’arte

Per valutare economicamente un’opera d’arte la scelta migliore è senza dubbio affidarsi a dei professionisti, che conoscono e operano nel mercato dell’arte e che quindi , grazie alle conoscenze che solo con anni di studio si arriva a possedere, sono in grado di calcolare precisamente il valore di un’opera.

Con questa guida dunque non si vuole sostituire la conoscenza di un esperto d’arte, ma soltanto dare degli strumenti a tutti per poter avere, almeno in linea di massima, un’idea del valore delle opere che hanno. Cosa serve sapere dunque per valutare un’opera d’arte?

1) L’artista e il coefficiente
2) La tecnica
3) Le misure
4) l’importanza storica
5) Certificati di autenticità
6) Stato conservativo

1) l’Artista e il coefficiente
Sapere chi è l’artista che ha prodotto l’opera è ovviamente il primo passo. Infatti, proprio come nel mercato delle auto ci sono Ferrari e ci sono Hyundai, nel mercato dell’arte ci sono Picasso e ci sono Fantuzzi. Picasso, vista la sua importanza vale molto, Fantuzzi al contrario vale molto poco. La formula universale per calcolare il prezzo di qualsiasi opera di qualsiasi artista è

[(base+altezza)xCoefficiente]x10= valore dell’opera

Il coefficiente è una variabile che varia a seconda dell’artista (più è importante più è alta).
In realtà gli stessi coefficienti degli artisti non sono molto stabili, e possono variare a seconda del tipo di opera, dell’anno in cui è stata realizzata, dell’importanza storica e degli altri punti sopra elencati.
Ad ogni modo girando in rete ci si può imbattere facilmente in diversi siti che forniscono questi coefficienti. Questi però molto raramente sono aggiornati, e così si rischia di produrre stime non veritiere. 

2) La tecnica realizzativa

Dopo aver stabilito l’artista che ha realizzato la nostra opera, il passo successivo è stabilirne la tecnica. Le tecniche sono le seguenti:

– Sculture
– Dipinti
– Disegni
– Opere multiple
– Fotografie

A seconda della tecnica realizzativa, ci sono prezzi diversi. In linea di massima i disegni e le stampe costano di meno dei dipinti e delle sculture. Poi, a seconda della peculiarità dell’artista (se si tratta di uno scultore, un pittore, un fotografo ecc.) saranno più ricercate le opere di una categoria piuttosto che di un altra. Ad esempio le opere più costose di Marino Marini sono le sculture, proprio perché lui era uno scultore. Ha realizzato anche dipinti, ma che sono meno ricercati e quindi meno costosi.

Se l’opera che si possiede è un multiplo (litografia, incisione, xilografia ecc.) lo si capisce dalla numerazione, solitamente presente sul fronte. Più la numerazione è alta, meno è di valore l’opera. Ad esempio, una litografia della quale sono stati realizzati 100 esemplari è più di valore di una della quale ne sono stati realizzati 900.

3) Le Misure

Metro alla mano, e misurate la vostra opera (Per le sculture bisogna misurare anche la profondità). Come indicato dalla formula nel primo punto, le dimensioni giocano un ruolo non secondario.
Questo non vuole dire automaticamente che un’opera più grande costa di più (al prossimo punto spiegheremo l’importanza dell’anno di esecuzione), ma a parità di condizioni, ovvero stesso periodo, stessa tecnica e stesso stato conservativo, la dimensione differenzia il prezzo.

A questo punto, eseguiti questi tre passaggi, si potrà calcolare il valore dell’opera. Ma ci sono altri 3 variabili che, per essere precisi, vanno prese in considerazione per stabilire il valore di un opera. Quanto questi tre punti influiscano sul valore dell’opera è difficile da stabilire per una persona non del campo, ma ve li elencherò lo stesso.

4) L’importanza storica dell’opera

Fondamentale nella valutazione di un’opera è quanto questa sia importante a livello storico. Se un’opera è stata realizzata in un periodo importante per l’artista, oppure se questa ha partecipato a mostre di particolare rilevanza, o ancora se ha avuto illustri proprietari, queste sono tutte cose che incidono parecchio sulla valutazione.
Seguirò in un esempio per rendere meglio l’idea. Prendiamo un artista italiano come Gino Severini, e prendiamone in analisi due opere. La prima è un disegno realizzato in pieno periodo futurista, ad esempio nel 1913, la seconda sempre un disegno ma del 1959. La prima opera potrebbe essere venduta dai 300.000 euro in su, mentre la seconda da un minimo di 3.000 euro ad un massimo di 40.000 euro.

5) Certificati di autenticità

I certificati di autenticità sono dei documenti che attestano l’autenticità dell’opera. Ogni artista ha un rispettivo comitato riconosciuto a rilasciare questi certificati. Senza queste certificazioni, le opere sono invendibili e quindi non hanno praticamente valore.

6) Stato di conservazione

Lo stato di conservazione dell’opera è l’ultimo punto da tenere in considerazione in questa nostra guida. Ultimo ma non meno importante, anzi. Infatti è da tenere presente che i restauri delle opere d’arte sono molto costosi, e spesso in casi di opere molto danneggiate è quasi impossibile intervenire. Così spesso succede che il valore di un’opera sia da ribassare a causa dei danni presenti. Questi possono essere:

– Mancanze di colore: Spesso capita che lo strato pittorico di un dipinto cominci a perdere dei pezzi mostrando nei casi peggiori la tela bianca o la tavola di supporto.

– Danni alla tela o alla tavola: Questi danni sono solitamente dei tagli o dei buchi nel caso delle tele. Le tavole in legno spesso sono compromesse dai tarli. L’umidità danneggia sopratutto le tavole in legno.

– Fioritura della carta: Per quanto riguarda disegni o stampe multiple, la fioritura è il nemico numero uno. Questo fenomeno consiste nella fuoriuscita di un più o meno considerevole numero di macchie color giallastro.